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Un'eclissi nel deserto: viaggio nell'Egitto sconosciuto
29 marzo 2006
Canzone del viaggio

Sole, illuminami nel profondo del cuore,
vento, portami via ansie e travagli!
Non conosco delizia più profonda sulla Terra
che essere in cammino verso lontani orizzonti.

Seguo nel mio percorso la pianura,
il sole deve bruciarmi, il mare rinfrescarmi;
per vibrare con la vita della nostra Terra
schiudo gioiosamente tutti i sensi.

E così ogni giorno nuovo deve
rivelare nuovi amici, nuovi fratelli,
finché io potrò esaltare tutte le forze,
essere amico e ospite di tutti gli astri.
Hermann Hesse
Viaggio in aereoplano


Trascinati per l'aria sottile,
il cuore spossato da irrefrenabile giubilo
voliamo sopra campo, fiume e citta',
immersi nell'indeterminato.

La Terra si ritira e remota svanisce
in nullita' irrilevante;
a perdifiato, col battito d'ali
cogliamo la felicita' della lontananza.

E ogni prossimità s'annienta,
il mondo e' divenuto imprevedibilmente vasto,
voliamo attoniti, segretamente ebbri
attraverso una sconfinata solitudine.
Hermann Hesse
L'Egitto conosciuto
El Qahira - Il Cairo Dall' aereo le prime foto emblematiche: la citta' del Cairo, immensa e terrificante nella suddivisione geometrica e squadrata delle strade, nell'insieme fittissimo di case e palazzi l'uno a ridosso dell'altro. E la vista sulle Piramidi di Giza, in un unico colpo d'occhio. Che bello! E il Nilo con le sue anse. Colore dominante il sabbia!

Il Cairo, sovraffollata ed in continua espansione: tutta la zona est e' stata costruita solo da trecento anni e molte aree sono nate da un disordinato abusivismo, necessariamente tollerato dal governo. Vi risiedono 20 milioni dei 70 milioni di abitanti che popolano l'intero Egitto. La religione dominante e' l'islamismo; un 9% professa la religione cristiana ortodossa copta. La lingua e' l'arabo.

La citta' del caos, miscuglio di mondi diversi, carretti con asinelli nel mezzo del traffico automobilistico, modernita' e antichita' che convivono insieme, ricchezza e povertà che creano contrasti stridenti.

Il Cairo, in uscita, in direzione dell'antica capitale Memphi: un ininterrotto agglomerato urbano, un incubo urbano, fatto da una continua teoria di cubi in mattoni rossi, tutti uguali e contemporaneamente differenti, attaccati gli uni agli altri, chiusi senza finestre o, con le poche presenti, piccolissime, alcune colorate o con un contorno "merlettato". Le strade, un intricato dedalo di vie in terra battuta. Il susseguirsi di case e palazzi, incompiuti, smozzicati, con le pareti senza finestre, chiusi allo sguardo esterno, sfilano via dal nostro sguardo lasciandoci una sensazione di sospeso, di provvisorio...

"Signori, ora siete in Egitto e una parola dovete ripetervi... pazienza!" Ed e' proprio cosi'. Qui il ritmo della vita non ha nulla di convulso e concitato. Neppure il caos in cui si vive al Cairo e' frenetico; e' solo un intreccio di vita senza schemi, ordine e tempo. Nessuno sembra avere fretta: non gli automobilisti accalcati in file chilometriche sulle strade, non i pedoni impegnati in azzardati attraversamenti degli ampi viali cairoti. Rombare di motori di tutti i tipi, squillar di clacson a ripetizione, vociare di passanti… ma non un cenno di nervosismo, non uno sbraitare arrogante. Tutti attendono con "pazienza" che gli eventi si snodino, che la vita scorra secondo il suo ritmo naturale.

Vestigia del passato
A sud del Cairo, sulla riva occidentale del Nilo, MENFI, prima capitale dell'Egitto classico (2500 a.C. circa), si offre con sontuosita' ed imponenza a ricordare il tempo, in cui i faraoni e gli dei (in questo luogo era adorato il dio PTAH) operavano per il benessere di tutti e per il sostegno dei valori dell'immortalita' e dell’eterno. Il simbolo più diffuso e' il cartiglio, che accerta l'identita' del personaggio che lo veste e la cui circolarita' rimanda alla continuità della vita'. Imperscrutabile e distaccata e' la SFINGE DI ALABASTRO, praticamente intatta nonostante il tempo.

E il COLOSSO di RAMSETE II, titanico, possente con l'espressione ridente del volto, un sorriso che esprime ancora l'autorevolezza di un tempo e la saggia tranquillita', di chi ha trovato le risposte appaganti ai tanti perche' dell’esistenza.

Ma ecco che in lontananza, di sfondo alla visuale, appaiono le Piramidi. E' GIZA, assediata dalla citta' nuova e CHEOPE, che emerge in tutta la sua possanza da sopra i tetti delle case.

Eppure sembra non fare alcun effetto veder spuntare, tra i grigi palazzi di periferia, CHEOPE. Doveva essere li, da qualche parte. Certo non cosi' vicino alla citta': sembra quasi volersi nascondere! Neppure salendo verso la piana da cui svetta maestosa, si riesce a provare quel tuffo al cuore immaginato sui banchi di scuola… troppo contaminata dall'oggi, per pervadere con l'aura del passato! Ma, quando le si gira intorno e si va oltre, la sulla collinetta che le sta alle spalle, allora ecco che si stagliano, tutte e tre insieme, verso il cielo davanti ad un provvidenziale sfondo nebuloso e grigio di smog, che nasconde la distesa del Cairo. E' così che riacquistano il loro fascino. Imponenti, solenni… Un ponte tra morte e vita, terra e spazio, finito e infinito nella insaziabile umana ricerca dell’eternita'.

Sembra un film, di quelli che iniziano facendo pensare all'inizio del mondo. Questo povero faraone, solo all'interno di un cumulo di pietre perfetto e terribile. Milioni di schiavi devono aver sofferto e lavorato per lui, senza risolvere la sua paura di morire. Si dice che gli operai delle piramidi non furono schiavi infelici, ma volontari motivati. Forse e' persino vero. Perseguire un obiettivo condiviso e' una molla potente, permette cose inaudite e persino pericolose. Le piramidi non sono belle, ma grandiose e affascinanti come una tempesta, come una scogliera alla fine del mondo conosciuto. Sembrano esprimere ancora un grido potente contro l’angoscia di morire. La tua bella barca solare, Cheope, non ti servirà. Siamo soli con il nostro dio, e fugaci come un fiocco di neve che forse tu non hai mai conosciuto.

La piramide di CHEFREN con la sommita' ancora ricoperta del rivestimento antico; la piramide piu' piccola di MICERINO con vicino le madrase per mogli e dignitari, decisamente minuscole rispetto alle tre.

Andando oltre, si scopre la SFINGE, aggredita dai segni del tempo, sproporzionata, misteriosa, emblematica… testimonianza di un passato ancora da indagare.

AL TANNURA: vigore e sensualita'
La tannura, danza che prende il nome dal particolare indumento indossato dai danzatori (letteralmente "stoffa di lana grezza", chiamata anche suf, da cui sufismo, movimento mistico in seno all'Islam) e' una coreografia acrobatica moderna, che unifica in se' due matrici principali. La prima e' quella della danza rituale dei dervisci "volteggianti" (monaci asceti e mistici dell'ordine mevlevi, fondato in Anatolia nel XIII sec. sull'insegnamento del grande mistico Mevlana, e poi diffuso nel resto del mondo islamico). La seconda e' quella della musica rurale della Valle del Nilo, eseguita con strumenti tradizionali, a percussione, a corda e a fiato durante le cerimonie e le feste all'aperto: rababa. Nella Tannura di oggi gli aspetti simbolici della gestualita' esoterica vengono trasformati in puro virtuosismo spettacolare, eseguito dalla figura di un solista che, al posto dell'armonia comunitaria del gruppo di dervisci vestiti di bianco, esalta il gioco della rotazione di gonne sovrapposte e vivacemente colorate, con suggestivi effetti cromatici e coreografie molto scenografiche. Gli strumenti musicali e i cantori scandiscono il movimento del danzatore, affievolendosi o esaltandosi fino a raggiungere un ritmo incalzante, che in crescendo culmina nella sua trasformazione in un variegato caleidoscopio.