Introduzione
Le costellazioni, che non restano in cielo per tutta la notte, si vedono sorgere e tramontare; anch’esse, comunque, sembrano ruotare intorno ad un punto fisso, ma questa rotazione è in realtà apparente, dato che è la Terra a girare intorno al proprio asse, generando questo effetto illusorio. Nell’arco dell’anno cambiano le costellazioni osservabili durante la notte, in quanto l’allineamento tra Terra, Sole e porzione di Sfera celeste è influenzato dal moto di rivoluzione del nostro pianeta: quando il Sole è alto in cielo, la parte di sfera celeste su cui è proiettato non è osservabile. Più correttamente si dice che non sono osservabili gli oggetti celesti (situati nella fascia dello Zodiaco o vicini ad esso) che hanno Ascensione Retta (coordinata astronomica misurata in ore analoga alla longitudine terrestre) simile a quella del Sole, dato che sono presenti in cielo contemporaneamente ad esso. Sono visibili, invece, gli oggetti che hanno un’AR pari a 12 ore di differenza e che, pertanto, a mezzanotte si trovano in posizione sud. In conseguenza di ciò è in uso raggruppare le costellazioni in base al periodo in cui sono meglio osservabili (cioè quando sono in meridiano) in: primaverili, estive, autunnali e invernali.
Le costellazioni primaverili sono i gruppi di stelle che si vedono alte in cielo durante le notti che vanno dal giorno dell’equinozio di primavera a quello del solstizio d’estate. Essendo costellazioni che sorgono e tramontano nell’arco della notte, si possono vedere anche nella tardo autunno o nella prima parte del periodo primaverile, ma non alte in cielo nelle ore più favorevoli all’osservazione. Alcune sono zodiacali e si trovano sulla fascia che comprende l’eclittica: Leone, Vergine e Bilancia, mentre Bootes, Corona boreale e Chioma di Berenice si trovano tra la fascia zodiacale e l’area delle costellazioni circumpolari.
Indice
- Zodiacali
- Altre
- Bibliografia
Osservare
tra le costellazioni primaverili
| | Nome | Mito | Stelle di rilievo | Oggetti |
| Zodiacali |
Leone
primo marzo |
Ercole contro Nemeo |
Regolo (alfa Leonis) 1,35m stella bianco-azzurra
Denebola (beta Leonis) 2,14m
stella bianco-verde
Algieba (gamma Leonis) stella doppia giallo-arancio |
ammasso di galassie tra Denebola, delta, teta Leonis e Regolo |
Vergine
ai primi di aprile |
Astrea |
Spica (alfa Virginis) 0,98m
stella bianco-azzurra pulsante
Porrima (gamma Virginis) stella doppia gialla |
ammasso di galassie che si estende dalla Chioma di Berenice al Corvo
M104
Galassia Sombrero
tra Vergine Corvo
|
| Altro |
Bootes primi maggio |
Icaro |
Arturo (alfa Bootis) 0m
stella giallo-arancio
Izàr o Pulcherrima ipsilon Bootis)
stella doppi
| |
Corona boreale 20 maggio |
Arianna |
Gemma (alfa Corona borealis) stella binaria |
|
| Chioma di Bereniceprimi aprile |
Berenice |
Diadem (alfa Comae Berenicis) 4m |
M53 e NGC5053
ammassi globulari vicini a Diadem
Mel 111
Ammasso aperto esteso vicino al Lene |
ZODIACALI
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LEO
La costellazione del Leone ha origini molto antiche; secondo alcuni mitografi già nel IV millennio a.C. era associata alla belva regale legata al Sole del solstizio estivo (da cui ancora oggi il termine Solleone); secondo altri furono i Sumeri i primi a definire questa costellazione zodiacale, denominandola UR.GU.LA. Certo è che, presso gli egizi, ebbe una notevole importanza, dal momento che essa indicava l’avvicinarsi della piena del Nilo, quando i branchi dei leoni, che in quel tempo popolavano numerosi il deserto dell’Egitto, si avvicinavano alle sponde del fiume per sfuggire alla siccità. Il collegamento a tale fenomeno è testimoniato dai reperti archeologici: sui cancelli che regolavano i canali di irrigazione nelle vallate erano scolpite teste di leone e, forma di leone, avevano tutte le opere sacre riferite a canali e fontane. I mitografi greci associano questa costellazione alla prima “fatica” sostenuta dall’eroe Eracle (Ercole per i romani), quella in cui il semidio combatté contro Nemeo, un enorme leone dalla pelle dura come una corazza che nessun metallo riusciva a scalfire. L’animale viveva in una caverna, nella foresta di Nemea presso Tebe, ed imperversava nella regione seminando morte e paura. Eracle tentò invano di ucciderlo con tutte le armi in suo possesso: alla fine riuscì a sopraffarlo con la forza delle sue possenti braccia, all’interno della tana. Dopo averlo ucciso, lo scuoiò usando gli artigli dell’animale stesso, unico mezzo con cui era possibile aprire l’epidermica corazza, e ne indossò la pelle, ponendo sulla testa il capo dell’animale con le fauci aperte: ed è proprio così che viene raffigurato Eracle in numerose opere d’arte.
Teocrito canta così l’episodio in “Idilli”, XXV, 192-282:
[…] e poi, pensar dovei come fuor dalle membra potessi
trarre del mostro spento la pelle tutta irta di peli:
travaglio assai penoso, perché né col ferro tagliarla,
né con le pietre potevi, né in qualsiasi altro modo.
E nella mente alcuno dei Numi il pensiero m’infuse
ch’io del leone il vello fendessi con l’unghie proprie.
Con quelle il cuoio presto gli trassi; e d’intorno alle membra
me l’aggiustai, che schermo mi fosse nel cozzo di guerra.
Regolo (alpha Regoli) è la stella più luminosa della costellazione e ha sempre avuto significato regale fin dai tempi più antichi: gli Accadi (XXIV - XXII sec. a.C.) la chiamarono Sharru, il”re”; i Babilonesi (XVII – XVI sec. a.C.) LUGAL; i Greci “il piccolo re”, da cui il latino Regulus, nome tutt’oggi riconosciuto. La stella dista 77 a.l. da noi e ha una magnitudine apparente 1,36 ed una assoluta –0,52 (132 volte quella del Sole). La sua massa ed il diametro sono 3,2 e 3,5 volte quelli della nostra stella.
Tavola genealogica di Eracle

VIRGO
La Vergine è, per dimensioni, la più grande costellazione che si trova sull’eclittica e viene comunemente raffigurata con una donna che tiene nella mano sinistra una spiga di grano. Tale simbolismo, probabilmente, prese corpo tra il 6540 ed il 4380 a.C., periodo in cui il solstizio coincideva con la sua levata elica e in cui l’uomo passò dalla condizione di cacciatore-raccoglitore a quella di agricoltore-pastore. Numerosi sono i miti che ne narrano la storia: per i Sumeri era AB.SIN, il “solco”; per gli Egizi Iside, la sorella-moglie di Osiride. Presso i Greci vi sono tre diverse leggende che raccontano la storia di altrettante fanciulle: una di esse impersona Eurigone, figlia dell’agricoltore Icario immortalato nella costellazione di Bootes; un’altra Demetra-Persefone, la Madre Terra; un’altra ancora Dike, la Giustizia (intesa come Diritto e Ordine), figlia di Astreo e di Eos, l’Aurora. Dike veniva anche chiamata Astrea e insieme al padre governava l’ordine del Tutto: infatti Astreo, padre delle costellazioni, era preposto alla sorveglianza dell’armonia celeste e Astrea all’ordine sulla neonata vita terrestre.
Così Arato racconta il suo mito in "Fenomeni", 143-205:
“E la chiamavano Dike.
Nata non era ancora la funesta contesa
né il giudizio controverso né il disordine.
Semplice era il vivere.
[…]
Dike, di giustizia dispensatrice,
tutti i beni a migliaia procacciava.
Finché la terra alla progenie d’oro diede nutrimento
così avveniva.
Ma con quella d’argento poca aveva dimestichezza
e propizia più non era del tutto
poiché rimpiangeva i costumi delle antiche genti.
Tuttavia ancora appariva al tempo della schiatta argentea.
[…]
Ma quando anche queste furono morte
sorse una stirpe bronzea di uomini
più funesta della precedente.
Per primi foggiarono col bronzo
il malefico pugnale da viaggio,
per primi si cibarono dei buoi
che aravano le campagne.
Dike allora prese a odiare quella schiatta umana,
volò al cielo prendendo dimora
in quella zona dove appare
nella notte agli uomini la Vergine”.
La stella più brillante di questa costellazione è Spica (alpha Virginis), nome di origine latina che significa “spiga di grano”; è distante da noi 262 a.l. ed ha una magnitudine apparente 0,98 e assoluta –3,55 (2150 volte più luminosa del Sole). La sua luminosità è variabile sia perché è una stella pulsante sia perché ha una compagna binaria.

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LIBRA
La Bilancia (Libra) è una piccola e debole costellazione, la settima dello zodiaco, ed è l’unica a non rappresentare le sembianze di un vivente; la sua raffigurazione risale ai Sumeri, che la chiamavano GIS.EREN. I Greci non la rappresentavano come una costellazione indipendente, ma come una “estensione” dello Scorpione identificandola nelle due chele.
Presso i Romani acquisì un suo significato durante il periodo giuliano: infatti, nel 46 a.C. furono coniate delle monete con l’effigie di Giulio Cesare che, quale dispensatore di giustizia, tiene in mano una bilancia. Non sono, in verità, sicure le motivazioni della sua reintroduzione e di conseguenza neanche i miti ad essa collegati. Di certo si sa che i Romani si appropriarono di questo simbolo in quanto ritenevano che Roma fosse stata fondata quando la Luna era in Bilancia e ne fecero un emblema dell’equità, poiché sembrava tenuta in mano dalla vicina Vergine, identificata con Dike o Astrea, dea della Giustizia. Alcuni studiosi ritengono che il nome sia da attribuire all’equilibrio stagionale che il segno zodiacale rappresenta, poiché, quando il Sole è in Bilancia, cioè nell’equinozio d’autunno, la durata del dì equivale a quella della notte.
Come ricorda anche Virgilio nelle “Georgiche”, Libro I, 209-215:
"Quando la Libra ha fatto le ore del giorno e del sonno
uguali, e a mezzo divide il mondo fra l’ombra e la luce,
gente, i tori stancate, piantate l’orzo nei campi
fino alle prime piogge dell’intrattabile inverno.
Tempo è di chiudere in terra il seme del lino e il papavero
a Cerere caro; è tempo di mettersi curvi all’aratro,
mentre che il suolo è asciutto e le nuvole stanno sospese."
Le tre stelle che la formano vengono ancora ricordate come “chele dello Scorpione”. α e β Librae venivano chiamate rispettivamente “chela meridionale” (dall’islamico al-zubana al-janubi) e “chela settentrionale” (dall’islamico al-zubana al-shamali), da cui nel Rinascimento derivarono α Zubenelgenubi e β Zubeneschamali. La prima è una stella doppia ed è distante dalla Terra 77a.l.; la seconda, distante 160 a.l., ha un diametro 4,2 volte quello del Sole ed una massa di circa 3,3 masse solari; la sua magnitudine apparente è di 2,61, corrispondente ad una assoluta di –0,84, cioè 177 volte quella dl Sole. La terza stella, σ Zubenelakrab (dall’arabo zubanaya l-aqrab), dista da noi 292 a.l., ha magnitudine apparente 3,25 ed assoluta –1,51 pari a 330 volte il Sole.
Altre
BOOTES
La costellazione di Bootes nel III millennio a.C. era circumpolare, visibile cioè per tutta la notte; oggi, invece, la si vede sorgere e tramontare. È situata davanti al Grande Carro ed è raffigurata da un uomo che tiene in mano un bastone mentre con l’altra incita i buoi ad avanzare. E proprio questa posizione ne ha suggerito, presso alcune civiltà, il nome: Bootes in greco, che significa “bifolco o carrettiere”; riv-but-san in sumerico, “l’uomo che guida il Grande Carro” e “Mandriano dei sette buoi” presso i romani, dove i sette buoi, Septem Triones, erano rappresentati dalle sette stelle del carro. Nell’atlante stellare di Bayer (1603) questa costellazione è disegnata come un contadino con una falce in mano, che richiama un altro mito greco, quello di Icario, l’agricoltore a cui Dioniso insegnò l’arte della viticoltura e della fermentazione dell’uva e che il dio aveva voluto immortalare in cielo per ricompensarlo del triste destino toccatogli. Narra infatti la leggenda che un giorno, mentre attraversava il bosco di Maratona, Icario incontrò dei pastori a cui volle offrire un po’ del suo vino. Alcuni di essi, non conoscendone gli effetti, ne bevvero troppo, si ubriacarono e si addormentarono; i compagni, convinti che fossero stati colpiti da un maleficio, uccisero Icario e lo seppellirono sotto un pino. La fedele cagna del contadino, presente all’assassinio del padrone, ululando disperata, corse dalla figlia del malcapitato per condurla sul luogo dove era stato sepolto: giunti qui, scavò portando alla luce l’atroce delitto. La giovane, sopraffatta dal dolore, s’impiccò al ramo del pino e gridò una maledizione: tutte le figlie di Atene avrebbero dovuto subire la stessa sua sorte, fino a quando il padre non fosse stato vendicato. E così accadde: molte giovani ateniesi vennero improvvisamente colte da una forma di pazzia che le indusse ad impiccarsi! Ma gli dei intervennero e i pastori colpevoli furono individuati e, a loro volta, impiccati. La maledizione fu sciolta e, in onore della fanciulla, venne istituita la festa della vendemmia, durante la quale si levavano libagioni a Icario e sua figlia, mentre le giovani si dondolavano su assicelle appese ai rami degli alberi (era stata inventata così l’altalena!) e ai rami dei pini venivano attaccate delle maschere ondeggianti al soffio del vento.
Virgilio ricorda questa festa nelle “Georgiche”, II, 385-392:
“Pure i coloni d’Ausonia, gente venuta da Troia,
godono a fare dei versi, senz’arte, e risate sonore
e a mettersi orride facce, tagliando e incavando cortecce,
e te nei lieti canti invocano, Bacco, ed a te
mobili mascherine appendono a un pino svettante.
Tutta la vigna allora è rigogliosa di frutto,
s’empiono seni di valle e dossi manosi di colle,
ed ogni dove il dio rivolse la faccia sua bella”.
La stella più brillante di questa costellazione è Arturo (α Bootis) è distante da noi 36,7 a.l., ha una magnitudine apparente –0,05 e assoluta –0,31 (110 volte più luminosa del Sole). La sua massa e il suo volume sono rispettivamente 1,9 e 29 volte quelli della nostra stella.
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CORONA BOREALIS
La Corona Boreale è una costellazione situata tra Ercole e Boote, creata dalla fantasia dei greci privando quest’ultima figura di una delle due braccia con cui regge il mondo (un mito greco identifica Boote con Atlante). La tipica forma a semicerchio ha suggerito varie interpretazioni ai diversi popoli: per gli Arabi era Al Fakkan, “la ciotola rotta” dei poveri; per gli aborigeni australiani woomera, il boomerang; per un’altra tribù, non ben precisata, un nido d’aquila; per i greci la “Corona di Arianna” (o “Corona di Vulcano” o “Ghirlanda di fiori”), in ricordo del mito riguardante l’omonima fanciulla. Numerose sono le versioni della leggenda: la più diffusa è quella che racconta della figlia di Minosse, re di Creta. Questa s’innamorò dell’eroe ateniese Teseo giunto sull’isola per uccidere il Minotauro, altro figlio del re, metà uomo e metà toro, rinchiuso nel labirinto costruito da Dedalo. Al mostro, ogni nove anni, venivano offerti come tributo sette fanciulli e sette fanciulle vergini che Minosse si faceva inviare da Atene. Teseo, deciso a porre fine al terribile sacrificio, entrò nel labirinto, riuscì a ritrovare la strada e a portare i giovani in salvo, grazie all’aiuto di Arianna che gli aveva dato un gomitolo di filo dorato regalatole dallo stesso Dedalo. Presa con sé la principessa cretese, Teseo salpò per ritornare ad Atene. Durante il viaggio, però, una tempesta li costrinse a riparare sull’isola di Naxos da dove, il mattino seguente, l’ateniese ripartì abbandonando sulla spiaggia la povera Arianna che, risvegliatasi sola e abbandonata, pianse lacrime amare. Il dio Dioniso (Libero, per i Romani), approdato sull’isola, la vide e se ne innamorò: la fece sua sposa e le donò, come regalo di nozze, una corona d’oro e di rubini indiani, modellata da Vulcano. Alla morte di Arianna, il dio, come ricordo del loro amore, pose quella corona tra le stelle per vederla brillare in eterno.
Ovidio ricorda l’episodio in “Metamorfosi”, VIII, 276-282:
A lei piangente e sola Bacco portò abbracci e aiuto
e nel cielo ne rese immortale il ricordo
dalla sua fronte levando la corona e scagliandola fra gli astri.
Vola quella per l’aria leggera
e mentre vola le gemme in fuochi si mutano
e, serbandola forma della corona, giungono in un sito
a mezza via fra l’Inginocchiato e Colui che tiene il serpente.
Gemma o Alphecca (α Corona Borealis) è la stella più luminosa della costellazione; è distante da noi 75 a.l. ed ha una magnitudine apparente 2,22. E’ una stella binaria, variabile ad eclisse, di cui la primaria è molto più grande e luminosa della secondaria.
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