ultime osservazioni

orientamento

"... e ti volea parlar di stelle"

 
Miti e leggende delle Costellazioni Circumpolari
di
Prof. Simonetta Ercoli

Indice

  1. URSA MINOR
  2. URSA MAJOR
  3. DRACO
  4. CASSIOPEIA
  5. CEPHEUS
  6. Bibliografia

Osservare tra le costellazioni circumpolari

NomeStelle di rilievoOggetti
Orsa maggiore
(Uma)
Grande Carro
Dubhe (alfa Ursae majoris) magn.1,8

Merak (beta Ursae Majoris) magn. 2,4
stelle indicatrici

Mizar (zeta Ursae Majoris) magn.2,1
stella del gomito-doppia
M101
tra Mizar e l’ultima

M81 e M82
sopra la testa

M97
Nebulosa Gufo
planetaria sulla
base poco visibile
Orsa Minore
(Umi)
Piccolo Carro
Stella Polare (alfa Ursae Minoris) magn.2,0

Kochab (beta Umi) magn.2,1

Pherkad (gamma Umi) magn.3,05
guardiani del Polo
 
DragoThuban (alfa Draconis) magn.3,65
polare al tempo degli Egizi
tra Mizar e guardiani del Polo
NGC 6543
nebulosa planetaria bluastra
CassiopeaShedir (alfa Cassiopeiae)

Caph (beta Cassiopeiae)

Gamma Cassiopeiae
tutte variabili di magnitudine
M52
ammasso aperto
di un centinaio di
stelle vicino a Caph
CefeoAlderamin (alfa Cephei) magn. 2,4-bianca

Er Rai (gamma Cephei)
la più rossa del cielo boreale
polare tra circa 2000 anni

Delta Cephei
variabile prototipo delle cefeidi, stelle variabili usate per stimare le distanze
IC 1396
nebulosa fra alfa e zeta

NGC 188
ammasso aperto tra polare e gamma

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URSA MINOR

L’Orsa Minore è una costellazione molto debole, ma riveste da tremila anni una grande importanza dal punto di vista astronomico, in quanto l’ultima stella della coda indica il Polo Nord Celeste e, quindi, il Nord geografico, posizione da cui deriva il suo nome proprio, Stella Polare. L’effetto della rotazione della sfera celeste intorno ad essa aveva suggerito agli astronomi del II secolo d.C. l’immagine della macina di un mulino, figura presente anche presso gli arabi e durante il Medioevo con il nome di Mulino di Amleto. In Egitto, invece, tale costellazione era raffigurata da uno sciacallo, simbolo del Cane di Seth, come testimonia la sua rappresentazione nello zodiaco di Denderah. I primi ad adottarla come riferimento nella navigazione furono i Fenici, che la chiamarono Cynosura, “coda del cane”. Diverse sono le versioni dei miti greci che circondano questa figura astrale: una di queste racconta che Rea, dopo aver dato alla luce Zeus, per salvarlo dal padre Crono che divorava i suoi figli per paura di essere detronizzato, lo nascose a Creta e lo affidò alle cure di due ninfe, Adrastea e Ida, le quali lo nutrirono con latte di capra, nettare, ambrosia e miele. Per ricompensarle delle loro amorevoli cure, Zeus le incastonò nel firmamento l’una vicino all’altra.

Arato(III sec. a.C.) racconta, invece, che furono due orse a prendersi cura del dio in una grotta del monte Ida, a Creta, in “Fenomeni”, 27-44:

Per ordine del grande Zeus le due Orse da Creta salirono al cielo, perché lui, che era piccino, là sull’odoroso Ditte presso il monte Ida collocarono dentro un antro e lo nutrirono per un anno; e intanto i Cureti del Ditte ingannavano Crono. L’una poi per soprannome la chiamarono altresì Cinosura e l’altra Elice. E d’Elice appunto si servono gli uomini Achei come indice, nel mare, allorché occorre guidare navi; e i Fenici invece attraversano il mare affidandosi all’altra.

La stella più importante di questa costellazione è senza dubbio la Stella Polare (a Ursae Minoris), chiamata anche Tramontana o Stella del Nord. È distante da noi 431 a.l., ha magnitudine apparente 1,97 e assoluta –3,64 (2330 volte il Sole!) e il suo diametro è 46 volte quello solare.

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URSA MAJOR

La costellazione dell’Orsa Maggiore è una delle più grandi del cielo, ma di essa vengono riconosciute in modo immediato solo sette stelle, chiamate Grande Carro, che ne costituiscono il corpo principale. Questa figura astrale era già conosciuta presso tutte le popolazioni dell’emisfero boreale, come testimoniano i molti miti sumerici, greci, cinesi, babilonesi e perfino degli Indiani d’America. Fra i miti greci quello più conosciuto racconta la tragica storia di Callisto, una bellissima cacciatrice del seguito di Artemide. Di lei s’invaghì Zeus il quale, per avvicinarla, assunse le sembianze della dea stessa, dal momento che la fanciulla, fedele al suo voto di verginità in onore della sua protettrice, fuggiva ogni uomo. Come il dio le fu vicino, riprese le sue fattezze reali e la sedusse: e quella unione fu feconda! La giovane tentò in ogni modo di nascondere l’avanzare della gravidanza, ma un giorno Artemide con il suo seguito si fermò vicino ad un ruscello e decise di fare il bagno: tutte le vergini si spogliarono e seguirono la loro dea nell’acqua. Anche Callisto si spogliò, costretta dalle sue compagne, e svelò così la sua colpa. Artemide la cacciò immediatamente dal suo seguito, senza prestare attenzione al racconto della fanciulla, racconto che giunse, però, all’orecchio di Era: la dea, furibonda per l’ennesima scappatella del marito, ordì una tremenda vendetta. Appena Callisto ebbe partorito il figlio Arcade, fu trasformata in un’orsa dall’aspetto selvaggio ma dalla mente umana e fu costretta a vagare per i boschi. Arcade, intanto, cresceva divenendo un cacciatore abile come la madre. Un giorno, mentre attraversava un bosco, il ragazzo si trovò di fronte una grande orsa che lo guardava: era Callisto che, nel riconoscerlo come suo figlio, gli andava incontro istintivamente per abbracciarlo. Arcade armò l’arco… ma prima che la freccia venisse scoccata, Zeus intervenne e trasformò madre e figlio in costellazioni: Callisto nell’Orsa Maggiore e Arcade in Arctophylax, guardiano dell’Orsa (successivamente denominata Bootes), da cui Arturo il nome della stella più brillante.

Anche Ovidio racconta questo mito in “Metamorfosi”, II, 496-507:

Ed ecco avanzare il nipote di Licaone, Arcade, ignaro della sorte toccata alla madre. Aveva ormai quindici anni. Inseguiva la selvaggina, sceglieva gli anfratti più adatti e stendeva reti flessibili intorno alle selve dell’Erimanto, quando s’imbatté nella madre, che trasalì nel vederlo e parve proprio riconoscerlo. Egli arretrò, spaventato – perché non sapeva – da quegli occhi che immobili lo fissavano senza fine, e quando ella accennò ad avvicinarsi si preparò a trapassarle il petto con un dardo mortale. Impedì l’onnipotente il delitto e, sollevatili in aria con vento veloce, li pose nel cielo facendone due stelle vicine.

Le due stelle più importanti di questa costellazione sono senz’altro Dubhe (a Ursae Majoris) e Merak (ß Ursae Majoris), situate nel corpo dell’Orsa, nella parte anteriore del Carro; sono dette stelle puntatrici perché, se si traccia una semiretta congiungente Merak a Dubhe e si ripete la distanza tra le due stelle per cinque volte, la linea incontra a Ursae Minoris, la Stella Polare, che indica il Polo Nord Celeste. Dubhe è distante da noi 124 a.l. ed è una stella doppia; Merak è distante 79 a.l., ha una magnitudine apparente 2,34 e assoluta 0,41 (56 volte quella del Sole). La sua massa e il suo diametro sono 2,3 e 3,0 volte quelli della nostra stella.

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DRACO

Il Drago è una delle costellazioni più estese del cielo; è situata tra l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore ed è quindi circumpolare (visibile, cioè, durante tutta la notte). Nel 2830 a.C. la terz’ultima stella della sua lunga coda, Thuban, era a soli 10’ dal Polo Nord celeste e risultava pertanto essere, per quei tempi, la stella polare. Per tale motivo Draco fu un riferimento astronomico assai importante nella civiltà egizia, tant’è vero che molte piramidi sono orientate verso Thuban. La sua posizione così centrale nella volta celeste ha fatto sì che assumesse un forte significato simbolico di eternità, di conoscenza e di vigilanza. Tale simbolismo è ricordato in numerosi miti legati a questa figura astrale, come, ad esempio, quello greco che narra l’undicesima “fatica” di Eracle. Questo semidio, figlio di Zeus ed Alcmena, aveva accettato di compiere, in cambio dell’immortalità, dodici imprese (“fatiche”) impostegli da Euristeo, re dell’Argolide. L’undicesima “fatica” consisteva nel raccogliere alcuni pomi d’oro dall’albero sacro ad Era, che la dea aveva ricevuto come regalo di nozze dalla Madre Terra. Il prezioso melo era custodito in un giardino ai piedi del monte Atlante, abitato dall’omonimo gigante divino, a cui era stata affidata la sua custodia. Questi per timore che qualcuno rubasse i pomi, aveva recintato l’orto con un muro e vi aveva posto come guardiane le proprie figlie, le Esperidi; ma Era, non fidandosi del tutto delle fanciulle, aveva ordinato al drago Ladone di arrotolarsi intorno al tronco e di impedire a chiunque di avvicinarsi, tranne ad Atlante. Quando Eracle giunse nella regione, chiese aiuto al gigante il quale gli ordinò, prima, di uccidere il drago. E così accadde: appena fuori del recinto, Eracle scoccò una freccia che colpì a morte Ladone. Era pianse il suo fedele servitore e, per ringraziarlo della sua dedizione, pose la sua immagine nel firmamento.

Igino ricorda l’episodio ne “I miti”, II, 30:

Ercole uccise presso il monte Atlante un gigantesco serpente, figlio di Tifone, che custodiva le mele d’oro delle Esperidi e portò al re Euristeo quelle mele.

Thuban (a Draconis) è il nome della stella più significativa di questa costellazione, prende origine dal nome islamico ra)s al-tinnin, che significa “la testa del serpente”. È distante da noi 309 a.l.; la sua magnitudine apparente è 3,67 e quella assoluta –1,21 (250 volte il Sole). Massa e diametro sono rispettivamente 3,4 e 6,1 quelli della nostra stella.

Tavola genealogica di Eracle

 

CASSIOPEIA

La costellazione di Cassiopea immortala in cielo la moglie di Cefeo, re d’Etiopia. Ella era molto bella, ma anche molto vanitosa ed orgogliosa sia della sua bellezza che di quella di sua figlia Andromeda. La sua presunzione era tale che la spinse a dichiarare che esse superavano in grazia e bellezza le Sirene e le Neredi, ninfe del mare; quest’ultime, offese da tanto ardire, protestarono con Poseidone, dio del mare nonché loro protettore. Questi, allora, per punire la vanità della regina, provocò prima delle tremende inondazioni sulle coste dell’Etiopia, poi diede ordine a un mostro marino (raffigurato in cielo dalla costellazione della Balena o Cetus) di uccidere tutti coloro che si avventuravano in mare. Per placare le ire del dio e salvare così i propri sudditi, Cefeo e Cassiopea furono costretti a sacrificare al mostro marino la bella principessa Andromeda. Ma, mentre la giovane attendeva la morte, legata nuda ad uno scoglio e ricoperta di gioielli, fu vista da Perseo che, colpito dalla sua bellezza, la chiese in sposa ai genitori in cambio della sua liberazione. Cassiopea, non paga dei guai provocati dalla sua vanitosa leggerezza, mostrò un altro lato del suo brutto carattere: la slealtà. Infatti ella, pur di riabbracciare la figlia, acconsentì subito alle nozze con Perseo, ma poi, come l’ebbe riavuta, fece di tutto per impedirne il matrimonio e mise al corrente Phineas, giovane pretendente alla mano di Andromeda, delle intenzioni della figlia. Costui si presentò a palazzo reclamando con la forza la fanciulla: ne nacque un feroce duello da cui uscì vincitore Perseo. Come ulteriore punizione, Cassiopea fu condannata dagli dei a girare per sempre intorno al polo celeste, a volte a testa in giù…. in una posizione poco dignitosa per una regina!

Arato descrive la distribuzione in cielo delle sue stelle in Fenomeni,188-198:

Innanzi al grande Drago si volge, non molto appariscente nella notte di plenilunio, la fatale Cassiopea. […] ed essa si stende dall’una all’altra delle sue piccole spalle quant’è lungo un braccio, sì che diresti ch’ella si disperi per la figliola. Perché infatti ivi si ruota altresì quella dolorosa figura di Andromeda, tutta agghindata di stelle sotto lo sguardo della madre.

Cassiopea è una costellazione circumpolare: le sue cinque stelle più appariscenti sono disposte nella zona opposta all’Orsa Maggiore rispetto alla stella polare. Esse, a seconda della stagione, disegnano una M o una W, che sembrano raffigurare una dama seduta su di un trono. Un particolare molto interessante osservabile in direzione di questa costellazione, ma molto oltre le sue stelle principali (2.900 parsec) è Cassiopeia A, un’intensa radiosorgente, forse il residuo di una supernova.

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CEPHEUS

La costellazione di Cefeo raffigura in cielo un personaggio su cui si raccontano diverse leggende. La più comune è quella greca che lo identifica con il mitico re d’Etiopia (regione che si stendeva dalla Palestina fino alle coste del Mar Rosso), marito di Cassiopea e padre di Andromeda. Cefeo era nato dalla relazione di Zeus con Io, principessa della stirpe reale di Argo e sacerdotessa di Era. Viene descritto come un re debole, succube degli eventi e dei desideri della moglie Cassiopea, donna bellissima ma purtroppo dotata di una sconfinata quanto sconsiderata superbia, che fu causa di gravi sciagure alla sua famiglia ed al suo popolo. Dapprima Cefeo, per porre rimedio ad un grave atto di vanità commesso da sua moglie nei confronti delle Nereidi (si era dichiarata più bella di loro), fu costretto ad offrire la figlia vergine Andromeda in sacrificio al mostro marino Tiamat. Poi rischiò anche la vita per colpa della regina quando ella, non intendendo più rispettare la promessa fatta a Perseo, il giovane greco che aveva liberato sua figlia dal mostro, avvertì Phineas, a cui Andromeda era stata promessa, delle nozze di questa con lo straniero. Il pretendente si presentò con numerosi amici alla festa di fidanzamento dei due giovani: il banchetto si trasformò in una sanguinosa mischia, in cui Perseo massacrò Phineas e tutti i suoi fedeli. Cefeo, ancora una volta, si era trovato in difficoltà per colpa di sua moglie: cercò di sfuggire all’ira di Perseo confessandogli di non essere al corrente della trama ordita dalla regina e questi, convinto, lo risparmiò.

Così Ovidio narra l’episodio nelle Metamorfosi, libro V, 41-46:

Allora davvero la folla s’infiammò d’indomabile ira, e c’era chi gridava che bisognava uccidere Cefeo insieme al genero. Ma Cefeo era fuggito dal palazzo, giurando sulla giustizia, sulla lealtà, sugli dei dell’ospitalità, che quello che succedeva era contro la sua volontà. La bellicosa Pallade comparve, a proteggere con la sua egida il fratello Perseo e ad infondergli coraggio.

Importante stella di questa costellazione è d Cephei, che segna insieme ad altre due il vertice di sud-est del quadrilatero con cui viene raffigurato il mitico re etiope. Questa stella è distante dalla Terra 1.600 a.l.; è una supergigante con una luminosità 6.000 maggiore a quella del Sole e presenta una magnitudine variabile tra 3,6 e 4,3 in conseguenza alla pulsazione, che la fa espandere e contrarre tra un volume massimo ed uno minimo. È considerata il prototipo delle stelle cefeidi variabili, usate dagli astronomi per valutare le distanze nello spazio.

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Bibliografia
  1. Arato di Soli, I fenomeni e i pronostici, Arktos, Torino 1984.
  2. Cattabiani Alfredo, Calendario, Arnoldo Mondatori Editore, Milano 2003.
  3. Esiodo, Le opere e i giorni e lo scudo di Eracle, Rizzoli Editore, Milano 1958.
  4. Ferreri Walter, Costellazioni e mito, Rotolito Lombarda S.p.a., Milano 2000.
  5. Graves Robert, I miti greci, Longanesi & C., Milano 1963.
  6. Marone Publio Virgilio, Le bucoliche e le Georgiche, Rizzoli Editore, Milano 1954.
  7. Nasone Publio Ovidio, Metamorfosi, Einaudi editore, Torino 1979.
  8. Omero, Iliade, Editrice D’Anna, Firenze 1962.
  9. Vanin Gabriele, Astronomia viva!, Tipolitografia Editoria DBS., Belluno 2000.