Egnatio Danti nacque nel 1536 a Perugia; fu battezzato il 29 aprile con il nome di Carlo Pellegrino nella chiesa di S. Domenico. Cambio' il nome in Egnatio il 7 marzo 1555, quando entro' nell'ordine Domenicano.
Nato nella famiglia dei Rinaldi (secondo alcuni testi Ranaldi), per tradizione importanti orafi ed architetti, Egnatio utilizzo' solo in alcune sue stampe il cognome originale della famiglia, preferendo il soprannome Danti (da Dante Alighieri) con cui essa veniva indicata per lo spessore culturale della maggior parte dei suoi componenti.

Fu introdotto allo studio delle Scienze ed avviato nella sua crescita culturale principalmente da tre familiari: dal padre Giulio, da cui apprese il disegno e lo studio degli strumenti di misurazione; dal nonno Pier Vincenzo, che gli insegno' la costruzione di vari strumenti meccanici; dalla zia Teodora, studiosa d'astronomia, che lo istrui' nella matematica e nella geometria. Durante i primi anni della sua giovinezza lavoro' presso la bottega di orafo del padre, nella quale affini' le sue conoscenze di meccanica e di disegno e perfeziono' le sue abilita' nella costruzione di strumenti di vario tipo.

Tra il 1562 ed il 1575 fu a Firenze, presso la corte dei Medici, per insegnare matematica e discipline scientifiche ai figli di Cosimo I e per eseguire cinquantatre dipinti cartografici, delle regioni del mondo allora conosciuto, sui pannelli della Guardaroba di Palazzo Vecchio.
Delle cinquantatre cartelle (quattordici raffiguranti regioni dell'Europa, undici dell'Africa, quattordici dell'Asia ed altrettante dell'America), trentacinque furono realizzate da Danti, che le corredo' di didascalie recanti le indicazioni della graduazione ed il rapporto scalare di rappresentazione. Questi dipinti sono giunti fino a noi ben conservati poiche', durante il periodo in cui Firenze fu capitale d'Italia, Vittorio Emanuele II, non apprezzando l'opera, fece ricoprire le cartelle con pennellature posticce.

Quando nel 1566 Papa Pio V acquisto' un'ampia area di terreno fuori le mura di Bosco Marengo (vicino ad Alessandria), sua citta' natale, per erigervi un convento domenicano, Danti fu chiamato a realizzare il progetto dell'annessa chiesa di S. Croce. Tornato a Firenze, Cosimo I lo indico' come insegnante per la cattedra di matematica a Pisa a partire dal novembre 1571 e, sempre in quell'anno, chiese per lui all'ordine dei Domenicani il permesso di vivere presso il convento di S. Maria Novella a Firenze.
Nel 1572 costrui' per la facciata della chiesa annessa al convento un quadrante marmoreo con otto orologi solari, cui aggiunse nel 1574 un'armilla equinoziale, per determinare esattamente l'equinozio primaverile e misurare con precisione l'anno astronomico. Grazie ai sui calcoli, rilevo' un errore di 11 giorni nel calendario: l'equinozio di primavera, infatti, vi cadeva l'11 marzo e non il 22. Da quel momento egli divento' una figura di riferimento importante per la riforma del calendario.

Quando Cosimo mori', Danti stava lavorando ad un importante progetto: la realizzazione del collegamento di Firenze sia al mare Tirreno che al mare Adriatico, tramite un canale con chiuse, laghi artificiali e perforazioni sotto l'Appennino. Il progetto fu definitivamente abbandonato, quando nel 1575 Francesco I, figlio di Cosimo, che non gradiva la presenza a corte di Egnatio, chiese al padre generale dei domenicani il suo allontanamento da Firenze: il 22 gennaio 1576 Danti lascio' cosi' la citta' per trasferirsi a Bologna.
A Stefano Bonsignori fu affidato il compito di portare a termine l'opera pittorica da lui iniziata sui pannelli del guardaroba di corte. A Firenze, inoltre, Danti lascio' molti dei suoi strumenti: due astrolabi, costruiti per Cosimo I e per il cardinale Ferdinando, che si trovano ancora oggi presso l'Istituto e Museo di Storia della Scienza; mappamondi di varie grandezze e il suo primo anemoscopio verticale, custodito nella Villa delle Rose.
Il 28 novembre 1576, a Bologna, ottenne la cattedra di matematica per le classes pomeridianae; l'incarico, della durata di 4 anni, prevedeva l'insegnamento della sfera di Sacrobosco, della teoria dei pianeti, dell'astronomia di Tolomeo e di quella di Euclide. Durante il suo soggiorno a Bologna costru' altri anemoscopi verticali che vennero installati nel cortile del palazzo arcivescovile per il cardinale Paleotti; nel giardino di Lorenzo Costa; nella villa Bianchetti ad Ozzano e nel chiostro del convento di S. Domenico, dove egli dimorava. Quest'ultimo e' l'unico strumento parzialmente conservato. Nella chiesa dello stesso convento costrui' anche la cappella delle reliquie, andata poi distrutta, ed uno gnomone in S. Petronio, sostituito successivamente dalla meridiana di Cassini.

Nel 1577, un anno dopo la morte del fratello Vincenzo, torno' a Perugia, dove realizzo' due anemoscopi: uno per il palazzo dei Signori e uno per la villa Ghislieri. Redasse, su sollecitazione dello stesso Ghislieri, governatore pontificio, la corografia del contado perugino e della citta', rilevando le misure angolari, necessarie per la costruzione delle carte corografiche e topografiche, con il Radio latino, strumento da lui stesso costruito.
Nel 1580, su richiesta di Papa Gregorio XIII, si reco' a Roma come cosmografo e matematico pontificio per collaborare alla riforma del calendario e per progettare la decorazione della lunga galleria nel braccio occidentale del Belvedere Vaticano, detta poi delle Carte geografiche. Per la Galleria, oggi compresa nei Musei Vaticani, disegn' i cartoni delle 40 carte geografiche rappresentanti regioni, citta' e possedimenti italiani, che successivamente vennero affrescate da vari pittori.

Nel 1583 fu accolto tra i membri dell'Accademia di S. Luca a Roma e, l'11 novembre dello stesso anno, Papa Gregorio XIII lo nomino' vescovo di Alatri, carica che era da alcuni giorni vacante. Quando gli venne conferita la nomina, Danti stava collaborando con Giovanni Fontana alla riparazione del porto di Claudio presso Fiumicino e nel 1586 fu da questi richiamato per sovrintendere alle opere di traslazione dell'obelisco vaticano, che doveva risultare in asse con la basilica: utilizzandolo come uno gnomone segno' alla sua base solstizi, equinozi e la rosa dei venti.

Sulla via del ritorno ad Alatri, a Valmontone, si ammalo' di polmonite e il 19 ottobre 1586 mori': fu sepolto nella cappella della Madonna del Suffragio, nella chiesa di S. Paolo in Alatri. Un suo ritratto appare nel monumento a Gregorio XIII in S. Pietro al Vaticano.
Lasci' al nipote Giulio le carte di famiglia, i suoi libri (tra cui forse un commento incompiuto su Vitruvio) e tutti i suoi averi.

Alcune importanti opere di Egnatio Danti

  1. La prospettiva di Euclide e' Tradotta dal R. P. M. Egnatio Danti Cosmografo del serenissimo Gran Duca di Toscana. Insieme con la prospettiva di Eliodoro Larisseo cavata dalla Libreria Vaticana e tradotta dal medesimo, nuovamente data in luce, Firenze 1573;

  2. Trattato dell'uso della sfera, firenze1573;

  3. Le scienze matematiche ridotte in tavole dal Rev. P. Maestro Egnazio Danti pubblico professore di esse nello Studio di Bologna, Bologna 1577
  4. Anemographia M. Egnatii Dantis Mathematicarum ariston in almo Bonomiensi Gymnasio Professoris in Anemoscopium verticale instrumentum ostensorem ventorums. His accessis ipsius instrumenti constructio... 1578
  5. Trattato del Radio latino inventati dall'Ill.mo et Ecc.mo Signor Latino Orsini con i commenti del R. P. Egnatio Danti, Roma 1583.


Bibliografia

  1. Bollettino della regia deputazione di STORIA PATRIA per l'Umbria, volume XXXIX, Perugia presso la R. Deputazione di Storia Patria, 1942
  2. Luigi Bonazzi , Storia di Perugia dalle origini al 1860, vol. I e II.
  3. http://www-groups.dcs.st-and.ac.uk
  4. http://quadrantisolari.uai.it